Libro

La Dolce Madre

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L’inverno del 1976 stava finendo senza fretta. Le mattine erano ancora fredde, ma la luce aveva cambiato qualità. Restava più a lungo, come se volesse trattenersi. Nei paesi le cose succedono una dopo l’altra, sempre nello stesso ordine. A Molinara una nuova generazione occupava il suo spazio con naturalezza. Aveva il tempo dalla sua parte, o almeno così sembrava.

Nei giorni che precedevano la primavera, Molinara era raccolta in se stessa. Le sere finivano ancora presto, ma non erano tristi. Erano semplici. Qualcuno guardava fuori dalla finestra senza aspettarsi nulla. Qualcuno restava al bar un minuto in più, solo per il gusto di farlo. Il paese sapeva custodire. Le abitudini, i nomi, i segni di un cambiamento che iniziava a passare anche da quelle parti. Il tempo non lasciava segni evidenti. Nessuna data sembrava più importante di un’altra, nessun giorno chiedeva attenzione. Il calendario avanzava come aveva sempre fatto, senza avvertire. Prima del 19 marzo 1976, Molinara era tutta lì. Intera. Intatta. Non annunciava niente. Non avvertiva niente. Stava. E questo, allora, sembrava sufficiente.